Quanto Google ha aiutato linux
April 24, 2007
Dana Blankenhorn, redattore di ZdNet, ritiene che questa non sarebbe stata la decade dell’Open Source senza l’aiuto di Google. A favore della sua tesi Blankenhorn ricorda che la gigantesca server farm di Google è interamente basata su server Linux, che il colosso di Mountain View mette a disposizione dei programmatori moltissime API relative ai suoi servizi (non le ho mai usate, ma non credo che siano rilasciate con una licenza “liberaâ€, sono semplicemente “gratuiteâ€, è una cosa diversa), ma soprattutto ricorda che l’azienda contribuisce economicamente a molti progetti Open Source, e che organizza eventi come il Developer Day (ed il Summer of Code, aggiungerei io).
Il risultato di tutto questo, sempre secondo Blankenhorn, è che, con tutta probabilità , Google è l’azienda con il più alto numero di programmatori “esterni†al mondo.
Ma c’è un limite alla generosità di Google, che si guarda bene dal “condividere†gli algoritmi su cui si basa il suo motore di ricerca.
Secondo il giornalista di ZdNet questo è un punto importante, perché le aziende che sono scettiche nei confronti dell’Open Source si preoccupano proprio della mancanza di “controllo†sui progetti open source e della perdita dei “segreti industriali†sui loro software.
Ma il fatto che Google riesca a far convivere la natura “chiusa†del suo business più importante e, nel contempo, a rendere economicamente vantaggiosi e produttivi una serie di business legati (con vari tipi di licenze) alla condivisione del codice sorgente, sono l’esempio lampante che l’Open Source non è un “pericoloâ€, ma una “risorsa†per le aziende.
Blankenhorn ritiene che le software house legate alla vecchia ottica del software proprietario siano “scettiche†nei confronti del software libero, ma anch’io ritengo – ed a giudicare dai commenti che si leggono in giro – non a torto, che anche il mondo del software libero tenda ad essere “scettico†nei confronti delle grandi aziende che hanno deciso di investire su GNU/Linux: IBM, HP, SUN, NOVELL.
Sono tutti nomi di primissimo piano, ma la “base†degli sviluppatori, coloro che contribuiscono in modo fattivo alla crescita ed al miglioramento del software libero, è sempre in “apprensione†ogni volta che questi colossi concludono accordi “commerciali†riguardanti Linux ed il free software in generale.
A dire il vero non saprei come collegare Google a queste realtà industriali. L’azienda di Mountain View è una realtà nuova e completamente diversa rispetto alle grandissime aziende sopraelencate, ma queste ultime a volte, se confrontate con il colosso creato quasi 10 anni fa da Sergey Brin e Larry Page, appaiono come grossi elefanti: lenti e pesanti; Non a caso nessuna di queste aziende oggi è dinamica e rende, in termini di profitto, quanto Google.
Ma, venendo alla domanda che fa da titolo a questo post: Google ha quindi aiutato il movimento Open Source? Certamente, sotto molti aspetti si, ma credo che la vera spinta a favore di tutto ciò che ruota intorno al software libero sia dovuta semplicemente ad internet in generale, non a Google in particolare.
Internet, la facilità con cui è possibile propagare informazioni, stringere relazioni, collaborare anche a grandi distanze, scaricare dati digitali con estrema facilità , è stato tutto questo insieme di cose a rendere “obsoleto†il vecchio metodo di sviluppo.
I software si evolvono. Ai tempi del primi computer ad 8 bit la maggior parte dei programmi erano il frutto del lavoro di un singolo programmatore il quale, armato di pazienza e grandi capacità , riusciva spesso a realizzare software innovativi, che a volte lo rendevano ricchissimo.
Poi i computer si sono evoluti, lo sviluppo software è diventato più semplice, ma nel contempo i clienti sono diventati, giustamente, più esigenti.
A questo punto la realizzazione di software complessi non poteva più gravare sulle spalle di un singolo programmatore, il “mercato†si è quindi evoluto, i programmatori hanno iniziato a “specializzarsi†in determinati settori, e lo sviluppo di software è diventato un lavoro di squadra, frutto dell’impegno di un “gruppo di persone†composto da vari “profili†professionali.
Poi è arrivata internet, con i vantaggi che ho già descritto, ed anche in questo caso la rivoluzione è in atto, il “vecchio†modo di sviluppare software (il modello “centralizzatoâ€) comincia a dimostrare i suoi limiti, cerca di combattere il “nuovo†con tutti i mezzi a sua disposizione (anche con l’uso “distorto†della legge), ma fatica a tenere il passo con metodi di sviluppo più adatti alla nuova era informatica.
Autore: Salvatore Ingrosso
Fonte: doxaliber.it









